1 1 3000 1 300 120 30 http://www.spilledabalia.it 960 0
site-mobile-logo
site-logo

Sì, viaggiare…anche da soli (in India)

La storia di come un viaggio in solitudine, possa far risollevare l'autostima.

Oggi racconto una storia. La mia. Forse senza né capo né coda, ma è da quando ho imparato a scrivere il mio nome che nei periodi no, prendo carta e penna e mi perdo in eterni flussi di coscienza che mi aiutano a guardare dentro me stessa. La scrittura mi ha sempre salvato il cuore. La regola è sempre stata quella di scrivere per poi cancellare tutto, eliminare ogni traccia, solo io e il mio amico immaginario chiamato Foglio dovevamo sapere cosa ci eravamo detti. Oggi rompo le regole, crescere significa anche questo.

Voglio raccontarvi del mio viaggio in India, un ricordo che custodisco con gelosia perché oltre ad essere l’unico viaggio da sola, è l’esperienza che più mi ha cambiata.

Perché proprio oggi? Perché nei periodi no fa sempre bene ricordare quelli in cui ti sei sentita viva. Perché quando ti senti un po’ smarrita, fa sempre bene ricordare che la grinta dentro ce l’hai e se vuoi qualcosa, sei capace di andartela a prendere.

L’India rappresenta per me una sorta di risveglio dell’autostima dopo un lungo torpore.

Il viaggio risale al maggio 2014 ed è figlio di una decisione affrettata (diciamo che quando “sbrocco”, lo faccio per bene!). Mi ero laureata qualche mese prima, a novembre, in Lettere Moderne con 110elode. Dopo la gioia immensa dei giorni appena a seguire, è iniziato però un periodo di grande, enorme, gigantesco disorientamento. La campana di vetro con l’etichetta “Università” che ti proteggeva, di botto si rompe. Ora sei del mondo. Un mondo che però sembra non volerti. Il curriculum è vuoto. Non sai dove andare a sbattere la testa. Ti immaginavi di vivere un tipo di futuro che in realtà non è quello che hai davanti. Allora cerchi di convincerti che in fondo va bene così, un anno sabbatico forse è proprio quello che ci vuole. Amici. Feste. Aperitivi. Uscite infrasettimanali. Pianifichi di andare a Londra, ma poi cambi idea. Pensi che forse devi fare la specialistica a Bologna, ma poi cambi idea. Cerchi lavoro, ma “che cavolo vado a fare?”. Litighi con tutti perché sei nervoso e questo stato di incertezza non fa per una come te, una che deve sempre avere le certezze a portata di mano, quella del “tutto e subito”. Sei intrattabile, allora sbatti la porta e esci col cane. L’amore non c’è e sembra non ne voglia sentir parlare di arrivare.

In questo frastuono un giorno navigando sul web leggi:

“Volontariato in India in giornalismo! Parti con noi!” Bingo! È fatto apposta per me!

Sri Meenakshi Temple - Simbolo di Madurai.

Sri Meenakshi Temple – Simbolo di Madurai.

Comunichi a casa la tua volontà di seguire questo progetto: un mese a Madurai con un’associazione di volontariato (tra l’altro sconosciuta), a lavorare in una redazione giornalistica per una rivista locale.

Grosse risate, perché beh, in effetti andare da sola in India dall’oggi al domani ha dell’inverosimile. Tu non ridi. Inizi a pianificare tutto nella tua testa. Una mattina esci di casa e vai a fare il bonifico per la caparra e la quota di iscrizione, quei soldi della borsa di studio vanno fatti fruttare. Occhi increduli di tua madre, che nonostante la disapprovazione decide di non dire nulla e iniziare ad appoggiare questa decisione.

Inizia il periodo dell’attesa, bellissimo! Ti destreggi tra moduli, passaporto, visto, vaccinazioni. Ogni giorno il viaggio si fa più concreto e questo basta a darti una carica che pensavi di aver perso. Insomma ti senti davvero figa perchè anche gli altri sembrano avere un’ammirazione sconfinata nei tuoi confronti…O forse l’hanno sempre avuta, ma tu non ci credi mai abbastanza.

È marzo e nel frattempo arriva l’amore. Intraprendi una storia che da subito capisci sarà diversa dalle altre. “E adesso che faccio? Io devo partire. Mi aspetterà?”. L’adrenalina si mescola alla paura. E la paura cresce sempre di più, diventa enorme il giorno in cui ti prepari alla partenza. “Ma dove me ne sto andando io da sola che a parlare l’inglese non sono nemmeno una cima?” “Cosa troverò lì? Cosa sto lasciando? Corro il rischio? Sì, lo corro”.

Parto. Dopo n. ore di volo che nemmeno ricordo, per quanto ero frastornata, mi ritrovo in un altro continente e due “omini carini” con un cartello con su scritto il mio nome mi aspettano.

L’India dei villaggi.

L’India dei villaggi.

Salgo in macchina e cercano di spiegarmi che al momento la mia sistemazione sarà provvisoria, la famiglia che dovrebbe ospitarmi è fuori città per il weekend. Sarà stato lo stato di momentanea “incoscienza”, ma non mi sono preoccupata di nulla, per me andava bene qualsiasi sistemazione. Arrivo in questa casa che tutto sembrava tranne che un hotel a 4 stelle. Le mie ospiti temporanee però sono dolcissime. Vorrei comunicare con loro, ma capire il loro inglese e farmi capire a mia volta non è cosa facile. Non mi abbatto, sono solo i primi giorni, d’altra parte. Supero il weekend, conosco la mia vera “famiglia adottiva” e la mia compagna di camera, Francesca, un’italiana della mia stessa età. Posso dire che questa è stata una vera manna dal cielo per superare il mio scoglio più grande, quello della lingua. Lei aveva vissuto in Inghilterra e nei momenti di grande difficoltà ha saputo aiutarmi. La famiglia che mi ha accolto? Un grande amore e ancora li porto nel cuore. Conosco poi Barath, guida e tutor onnipresente, anche lui prezioso per affrontare determinate situazioni soprattutto sul campo del volontariato.

Passano i giorni e inizia una vera e propria routine: sveglia, redazione, uscite per le interviste, passeggiate pomeridiane, caldo infernale, rientro in famiglia e oretta di giochi con i bimbi di casa, alla fine diventati dei veri e propri fratellini. Nel weekend libertà e quindi gite nel Kerala, escursioni con gli elefanti, visite ai templi.

Proboscide all’insù, fortuna assicurata!

Proboscide all’insù, fortuna assicurata!

Insomma, stavo vivendo una sorta di vita parallela. Ogni tanto mi estraniavo e pensavo:  “sono davvero qui, io, sola, in un continente tanto diverso, e me la sto cavando così bene?”. L’inglese migliorava. Le amicizie nascevano. Mi muovevo benissimo da sola.

Ogni tanto i momenti di sconforto arrivavano. È pur sempre una cultura totalmente diversa dalla tua e per quanto quelle tradizioni ti possano affascinare, a volte credi che il tempo che hai passato li sia sufficiente. Ci sono stati giorni in cui ho addirittura odiato Madurai e l’India, perché volevo tornare a mangiare qualcosa di diverso dal riso e mi sentivo sporca. Ma l’India è colore, odori, ospitalità e invadenza, caos e calma insieme. E allora mi guardavo intorno e pensavo che quella vita parallela l’avrei voluta vivere ancora e ancora per molto.

Colori e spiritualità.

Colori e spiritualità.

“Ma la nostalgia di casa? Non l’hai sentita?” Penserete. E come se l’ho sentita, ma anche quella è stata motore di tutto. Il contatto con i miei affetti era costante (fuso orario permettendo), mi sostenevano e sentivo che tutti erano orgogliosi di quello che stavo facendo. Il mio amore era ancora lì, costantemente presente, in attesa del mio ritorno. Cosa volere di più? Nulla. Solo godermi questa splendida avventura fino alla fine.

E così un mese è passato. Devo tornare. A casa sono tutti in trepida attesa. I miei fratellini indiani invece piangono e io con loro… lì è racchiuso tutto il senso. Mi dirigo all’aeroporto con un macigno sul cuore, ma al tempo stesso con la sensazione di sentirmi leggera. Un grande scoglio era stato superato, quello di muovermi da sola nel mondo. Non tanto il mondo come pianeta Terra. Mondo come società, insomma, quella cosa dei grandi. Avevo messo alla prova me stessa e ne ero uscita vincitrice. Ero fiera di me e dedicavo tutto questo a chi pensava che non sarei mai partita veramente, perché lo so che qualcuno l’aveva pensato. Orgogliosa di me stessa, che bella sensazione!

Cosa voglio dirvi alla fine di tutta questa storia? Mettetevi alla prova. Viaggiate. Lanciatevi nel mondo. Fatelo da soli, non importa quanto andiate lontani, ma fatelo.

Ovunque lo vorrai, sarà il tuo centro del mondo

Ovunque lo vorrai, sarà il tuo centro del mondo.

Non abbiate paura, perché se vi rendete conto che è troppo dura da sopportare, non è mai troppo tardi per tornare a casa. Tornare indietro si può, non è un fallimento, anzi… è una prova di grande maturità perché significa saper riconoscere i propri limiti. Partite e non abbiate paura di ciò che state lasciando, perché se è vero amore, al vostro ritorno sarà ancora lì, magari con una rosa in mano, pronto a stringervi forte fino a perdere il fiato.

 

Insomma, anche se siete i più razionali del mondo, almeno una volta nella vita reagite d’istinto, vedrete che nessuna pianificazione potrà mai rendervi felici come e quanto una botta di pazzia.

#stayspilla #siviaggiare

Post precedente
Martina Franca e <br...
Post successivo
La lavastoviglie: du...
1 Commento
  • agosto 26, 2018 a 11:10 am
    Tonia

    Cara viaggiatrice coraggiosa,
    innazitutto grazie per per aver condiviso qst esperienza così intima e intensa. Appena ho iniziato a leggere il tuo racconto ho avuto la sensazione di trovarmi allo specchio. Abbiamo diverse cose in comune tra cui il percorso di studi, la crisi post laurea, l’amico Foglio che mette ordine quando la realtà mostra la sua inesattezza… Per nn parlare della necessità di mettersi continuamente alla prova. Ti capisco benissimo e penso che la spinta che hai avvertito abbia a che fare con un seme di curiosità che germoglia negli stomaci delle Ulissidi come noi. Avrei vissuto come te qst viaggio come una prova con me stessa.. E superarla penso dia una carica incredibile. Ho apprezzato molto l’umiltà con cui ti sei messa a nudo.. E soprattutto la meta che hai scelto per sperimentarti.. L’India mi affascina moltissimo.. D’altronde nn avrebbe avuto senso farlo in un paese europeo.. Dovevi andare oltre.. Annusare, assaporare e ascoltare una cultura diversa dalla tua per coglierne l’essenza e l’universalità. Se l’obiettivo era motivare altri a spingersi oltre.. Con me hai trovato terreno fertile.

    Rispondi

Usiamo cookies nostri e di terzi per migliorare i servizi e la tua esperienza di navigazione.
Hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un'esperienza migliore. Leggi la nostra politica sulla privacy e sull’uso dei cookies