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leMastro: la passione per le scarpe a 4 mani

Francesca e Giovanna, due giovani talenti che hanno fatto della loro passione un vero e proprio lavoro di artigianato 2.0.
Scarpe scarpe e ancora scarpe!

Scarpe scarpe e ancora scarpe!

Le scarpe, la passione di molte donne (e uomini): sandali alti e bassi, tronchetti, décolleté, ballerine, sneaker, parigine, stivali… una vera e propria mania che colpisce molti, soprattutto me.

Ogni anno la moda sfoggia nuove linee, nuovi colori, nuovi modelli e i nostri armadi si riempiono sempre più di tipologie differenti.

Ma quanti di voi possiedono una scarpa artigianale?
Pochi, pochissimi…

Unica, confortevole ed esclusiva la scarpa realizzata a mano è in grado di svelare la personalità e il gusto di chi la indossa. Una vera e propria opera d’arte in cui il design contemporaneo si incontra con la tradizione della manualità.

Ecco perchè voglio presentarvi Francesca e Giovanna, amiche artigiane che hanno trasformato il loro amore per le scarpe in un vero e proprio lavoro.

Vi svelo un segreto: conosco una di loro (non vi dirò chi 😆) dai tempi dell’università, nel periodo in cui i sogni erano tanti e si fantasticava sul futuro. Il loro progetto mi ha incuriosito sin dall’inizio, quando tutto era un rischio, le possibilità poche, ma la voglia di diventare delle vere professioniste era troppa e travolgente.

Sono due giovani donne che non smettono mai di inventare e inventarsi: in continua ricerca del materiale innovativo, dell’ultima tendenza del momento senza mai rinunciare al loro estro e alla loro individualità.

Le ho incontrate nel loro laboratorio fatto di colori, design vintage e pieno di utensili che solo un artigiano doc può conoscere. Venite con me e scoprite il loro mondo. Vi conquisteranno!

 

Com’è nata la passione per l’artigianato e per le scarpe in particolare?

F • È nato tutto per caso: lavoravo per il teatro e, a un certo punto, mi sono trovata a colorare le scarpette delle ballerine 😊…da lì ho iniziato a incuriosirmi a questo tipo di accessorio e ho cominciato a decorare le mie scarpe. Sono arrivata al punto che le compravo già fatte, le smontavo e poi le ri-decoravo a mano. Ecco perché ho deciso di intraprendere questa strada.

G • Provengo dal liceo artistico e nel tempo ho capito che una cosa che mi incuriosisce è sapere com’è fatto un materiale e come posso utilizzarlo. Poter fare scarpe mi dà la possibilità di conoscere infiniti materiali, più di quanti uno possa immaginare. Fondamentalmente quello che a me piace tanto è la possibilità di creare un prodotto che a fine giornata posso vedere. Ogni volta è come se partisse un piccolo progetto a cui ti devi dedicare. Come se fosse il primo: perché ti relazioni sempre a persone che spesso hanno caratteristiche molto diverse l’una dall’altra. Uno dei momenti più belli, poi, è quando si monta la scarpa: tra una fase e l’altra c’è sempre un dialogo. E più riesci a far bene lo step precedente più facilmente farai la parte successiva: è divertente!

Le prime fasi progettuali | credit Carlo Goretti

Le prime fasi progettuali | credit Carlo Goretti

Come vi siete conosciute?

F Ci siamo conosciute al laboratorio dei nostri maestri Mario e Orazio circa 8 anni fa…io uscivo da un’esperienza lavorativa (al Teatro dell’Opera), Giovanna si era appena laureata in Storia dell’Arte Contemporanea. Terminato questo percorso professionale e per una mia curiosità personale, ho voluto cercare a Roma qualcuno che mi potesse insegnare e far capire come si costruiva una scarpa, dalla A alla Z. Da un fornitore ho incontrato Mario, che mi ha invitato in laboratorio e, poco dopo, insegnato il mestiere.

G • Ho conosciuto i nostri maestri nell’ultimo anno di studi perché la loro bottega era vicino l’università. Mi aveva incuriosito quel posto: sono entrata, ho chiesto informazioni e quando loro mi hanno raccontato il loro mestiere mi ha letteralmente appassionato. Non avrei mai immaginato che qualcuno facesse ancora scarpe a mano. Così ho deciso di imparare. Proprio nel loro laboratorio ho conosciuto Francesca e un paio di anni dopo abbiamo iniziato a collaborare. All’inizio c’è stato più un provare a unire le forze per vedere cosa succedeva nel fare delle scarpe a persone che si conoscevano e che avevano voglia di un prodotto artigianale, poi ci siamo rese conto che questo poteva diventare un vantaggio e quindi da lì, piano piano, è nato il progetto de “leMastro”. La scelta di dare una reale struttura e raccontare un prodotto nostro è venuta di pari passo con l’acquisizione del mestiere. Abbiamo capito che c’erano le “basi” per poter realizzare delle scarpe e sdoganare il sistema della scarpa artigianale legato (oggi meno) a una tradizione classica.

Siete riuscite a unire la tradizione insegnata dai maestri con la modernità del vostro background?

G • Si, perché comunque chi viene da noi spesso trova il nostro prodotto su internet, tramite il nostro sito, e dicono di sceglierlo perché si differenzia: è fatto a mano e al passo con i tempi. Oggi chi decide di recuperare un mestiere lo deve fare con il massimo rispetto e la massima dedizione nell’imparare l’arte così come va insegnata. È giusto però che ci sia la volontà, come magari è stato per noi, di voler dare un tocco creativo. Mi spiego meglio: io volevo fare scarpe che poi avrei indossato… quindi dovevano anche rispecchiare il fatto che all’epoca avevo meno di trent’anni, avevo voglia di colore, avevo voglia di linee che fossero più vicine a ciò che mi incuriosisce della moda. Deve esserci, per noi che recuperiamo un mestiere, una costante attenzione verso lo sviluppo della tecnologia che va di pari passo con il prodotto fatto a mano.

Il momento della creazione | credit Carlo Goretti

Il momento della creazione | credit Carlo Goretti

Cosa significa per voi “essere artigiano”?

G So che non potrei fare altro. Quello che sento dentro come stile di vita è il modo di pensare come un artigiano che per realizzare qualcosa deve aver bisogno di dedicargli davvero tempo. Questa è la cosa che più mi piace del mio lavoro: è necessario tempo per fare una cosa fatta bene. Oggi ci dicono di fare le cose molto velocemente. Questa professione, invece, chiede un po’ il contrario: per fare le cose fatte bene occorre il tempo giusto.

F Essere artigiano significa proprio riuscire a essere bravi e a coprire tutta la filiera della costruzione di una scarpa.

L’unione di innovazione e tradizione | credit Carlo Goretti

L’unione di innovazione e tradizione | credit Carlo Goretti

Come nasce il nome leMastro?

G • Il nome leMastro nasce da un voler giocare proprio sul fatto che nel gergo “Il Mastro” è colui che trasmette, appunto, il mestiere. Non esisteva il corrispettivo al femminile perché spesso il nostro, come sicuramente altri, è un mestiere molto legato a una sfera maschile. Difficilmente quarant’anni fa si incontravano calzolaie. Anche oggi siamo poche però c’è un’apertura diversa. Il fatto di inserire l’articolo femminile era come “sconsacrare” questo nome esclusivamente maschile.

Com’è cambiata la vostra vita?

G Io sono abruzzese, vivo qui solo ed esclusivamente perché ci sono leMastro. Se non fosse così sarei sicuramente da un’altra parte, ma credo fortemente in questo progetto. Scegliere di intraprendere un’attività commerciale e, nel nostro caso, artigianale senza avere dei fondi a disposizione vuol dire che tu per un po’ di tempo (e per tempo intendo anni) sai che ti stai preparando a dei sacrifici…

F …però poi quando inizi a vedere i frutti è bello. Pensi “cavolo, ho fatto bene!”.

Quando avete capito di aver fatto la scelta giusta?

G Quando ho capito che anche se guadagnavo poco ero contenta. Ho fatto anche tanti altri lavori, mentre studiavo, e non ero così felice. È la passione. Certo arriva sempre il momento di sconforto oppure a volte il fatto di dover, nel nostro caso, fare delle rinunce per investire nella nostra attività, perché siamo una start up ed è necessario farlo. Se io do linfa, e dare linfa vuol dire anche investire economicamente in quello che faccio, sicuramente creo delle condizioni per cui ci sarà un aumento del mio lavoro.

Un mondo di strumenti | credit Carlo Goretti

Un mondo di strumenti | credit Carlo Goretti

La vostra esperienza più bella?

G • L’esperienza più bella (e anche la più dura) è stata quando abbiamo realizzato le scarpe per l’opera lirica di Don Giovanni prodotta da Fornasetti sotto la direzione creativa e costumi di Romeo Gigli. Sono stati due mesi e mezzo bellissimi perché realizzi scarpe particolari, di scena. Abbiamo avuto la possibilità di collaborare con uno stilista, di vederlo mentre disegnava e ragionava sul perché un tessuto piuttosto che un altro. Non capita tutti i giorni un’esperienza del genere. Spero ne verranno tante altre di quel tipo.

Qual è la particolarità delle vostre creazioni?

F Facendole a mano abbiamo la possibilità di poter creare all’interno un cuscinetto, plateau, in sughero che fa da ammortizzatore durante la camminata. Questa cosa assolutamente le rende comodissime. La scarpa fatta a mano è una piccola opera di ingegneria: ogni passaggio richiama l’altro. Deve filare tutto correttamente.

Non vi viene voglia di indossarle? | credit Carlo Goretti

Non vi viene voglia di indossarle? | credit Carlo Goretti

Come sarà il vostro futuro?

F Vedo leMastro in giro per il mondo a fare le scarpe e a prendere le misure…questa è la parte più sognatrice! Ci piacerebbe un giorno avere dei collaboratori. Siamo ancora nella fase in cui si deve aspettare e spingere, migliorare, cercare nuovi materiali, nuove tecniche, prendere nuovi stimoli.

leMastro in tutto il loro splendore! | credit Carlo Goretti

leMastro in tutto il loro splendore! | credit Carlo Goretti

E ora che avete conosciuto il loro mondo non vi resta che andarle a trovare. Sapranno leggere nei vostri pensieri, cattureranno i vostri gusti e li trasformeranno in delle vere e proprie creazioni meravigliose!

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Indirizzo
leMastro | Via Paolo Zacchia, 9/E Roma

#stayspilla #iloveshoes

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