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Un salto in Basilicata: oltre a Matera c’è di più

Alla scoperta di borghi abbandonati, paesaggi affascinanti, leggende e maciari.

Io: “Ciao, parto. Vado due giorni a Potenza”

Amici e parenti: “Dove vai?!? Che ci vai a fare? Cosa c’è da vedere?”

Purtroppo è vero, questa città non offre molto dal punto di vista turistico, ma io a Potenza ho un’amica che, oltre ad essere speciale, è una perfetta guida turistica della Basilicata e oggi vi voglio parlare dei posti meravigliosi che in meno di 48 ore è riuscita a farmi scoprire.

Arrivo in mattinata e, dopo aver dedicato alcune ore alle chiacchiere, ai pettegolezzi e al pranzo, si parte in direzione Craco Vecchia, paese fantasma della provincia di Matera, che, in seguito alla frana del 1967, è stato completamente abbandonato dagli abitanti, ma non dai turisti e dai cineasti che lo hanno reso set di importanti film, da “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi a  “La Passione” di Mel Gibson.

Fino agli anni ‘60 Craco era un centro vivo e produttivo, aveva un cinema, un ospedale e una piccola stazione. Era conosciuto come il paese del grano, ne produceva così tanto che gli abitanti non erano sufficienti per occuparsi della coltivazione, perciò la manovalanza arrivava fin dal Salento. Oggi anche quelle terre sono abbandonate e incolte.

Terra dei Calanchi.

Terra dei Calanchi.

La strada che porta alla meta è un’anticipazione di ciò che vi aspetta: distese di campi e avvallamenti dalle mille forme, scavati nella creta. Dopo qualche curva, già da lontano, si scorge in alto il profilo del vecchio borgo, un groviglio di cunicoli, scalinate e case decadenti che si attorcigliano fino alla Torre Normanna e al campanile della chiesa Matrice di San Nicola. Tutt’intorno un vero e proprio paesaggio lunare, composto dai calanchi, ovvero solchi creati dall’azione del sole e dell’acqua piovana sul terreno argilloso, che hanno dato vita a sagome spettacolari: a spina di pesce, a raggiera o a pettine.

Questo posto lascia senza parole, c’è una desolazione affascinante e un silenzio surreale. Descrivere quello che si vede e ciò che si prova alla vista è davvero difficile.

Craco: il paese fantasma.

Craco: il paese fantasma.

Il paese è completamente recintato ed è impossibile accedere all’interno se non prenotando la visita guidata, che consente di percorrere, muniti di caschetto, il corso principale e raggiungere quel che resta della vecchia piazza. Noi abbiamo preferito godere del paesaggio dalla strada che circonda il borgo, dare da mangiare i fichi a un asinello cieco, ultimo superstite di Craco, e aspettare il tramonto mozzafiato sulla valle dei Calanchi.

L’ultimo abitante di Craco.

L’ultimo abitante di Craco.

Come potete immaginare di sera a Craco non c’è molto da fare, per cui prima che calino le tenebre decidiamo di tornare alla civiltà, restando però in questa terra. La nostra direzione è Pisticci, il paese dell’Amaro Lucano, definita dai locali la “Ostuni della Basilicata” per le sue abitazioni imbiancate a calce.

Credit Tonia Truppa.

Credit Tonia Truppa.

Questo paese, a mio parere poco conosciuto rispetto alle sue potenzialità, conserva storie magiche e leggende nascoste tra i vicoletti e i palazzi storici. Pisticci, infatti, tra le altre cose è noto per essere stato uno delle tappe della spedizione etnologica condotta in Basilicata dall’antropologo Ernesto De Martino tra il 1949 e il 1959. Dalla sua ricerca emerse che la forte diffusione e il persistere di credenze e rituali magici, come la fascinazione e il malocchio, la presenza di figure misteriose, come quella del maciaro, era legata all’arretratezza economico – sociale della classe contadina. In questo territorio in particolare De Martino si soffermò sullo studio del rituale del lamento funebre, una vera e propria scena teatrale di pianto, interpretata dalle donne vicine al defunto, per accettare e sopravvivere alla morte.

Sappiate però che il nostro primo pensiero, una volta arrivate a Pisticci, è stato quello di trovare un posto dove abbuffarci. E così è stato. In una vietta del centro storico abbiamo subito adocchiato un’insegna che prometteva bene: Arrust e Mmang (trad. Loro fanno l’arrosto e tu lo mangi) e le nostre aspettative non sono state tradite. Al banco è possibile scegliere qualunque tipo di carne, dalle salsicce (che qui sono un must), alle alette di pollo, al filetto, tutto rigorosamente arrostito e servito al piatto o nel panino. Assolutamente da non perdere sono le patate fritte (tra le più buone che abbia mai mangiato) e i tipici peperoni cruschi, cioè croccanti. Si tratta di una particolare qualità di peperoni dolci, raccolti in estate e fatti essiccare al sole. Una volta secchi possono essere fritti in padella, ma l’abilità sta nel non farli bruciare, cosa molto difficile.

Anche Pisticci, come Craco, nel suo passato ha subito un evento funesto: durante una forte nevicata del 1688 i due rioni Casalnuovo e Purgatorio sprofondarono completamente. Sullo stesso terreno della frana e su richiesta della popolazione, che non volle trasferirsi, furono edificate 200 casette, in filari, tutte uguali e bianche, le “casedde”, che in memoria di quanto accaduto costituirono il nuovo rione chiamato Dirupo. Dalla parte più alta del paese è possibile ammirare questo suggestivo scenario, che fa parte delle “100 Meraviglie d’Italia da salvaguardare”.

Vista sul quartiere Dirupo.

Vista sul rione Dirupo.

Il rione Terravecchia si trova nella parte più alta e antica del paese, oltre alla Chiesa Madre, comprende numerosi palazzi signorili, l’antica porta del paese, il Torrione dell’acquedotto dell’Agri e la Torre Quadrata del Re Ruggero, dalla cui sommità è possibile ammirare un vasto territorio che comprende tutto l’arco del Golfo di Taranto.

Nel mio secondo e ultimo giorno di viaggio in Basilicata abbiamo fatto tappa a Castelmezzano, paese in provincia di Potenza, inserito nel club “I borghi più belli d’Italia”, noto per il Volo dell’Angelo.

Le vette di due paesi, Castelmezzano e Pietrapertosa, sono collegate da un cavo d’acciaio al quale vengono imbracati uomini e donne coraggiosi, che possono vivere l’esperienza di sorvolare la valle.

Paesaggio da cartolina.

Paesaggio da cartolina.

Per raggiungere il borgo (ovviamente in auto) bisogna arrampicarsi su quelle che sono le Dolomiti Lucane, il rilievo montuoso che caratterizza il paesaggio e fa da sfondo al paese. La pioggia e il vento hanno scavato queste rocce creando sagome particolari, che hanno dato origine a nomi di fantasia, come l’Aquila Reale, l’Incudine, la Grande Madre, la Civetta.

Dopo qualche curva e una galleria che attraversa la montagna, ci si ritrova davanti a un agglomerato di casette medievali incastonate nella roccia, mentre di tanto in tanto è possibile vedere volare da una vetta all’altra umani urlanti.

Per avere solo un’idea di cosa significhi volare sulla valle guardate questo video.

Noi non abbiamo pensato neanche per un momento di provare l’ebrezza del Volo dell’Angelo, ci è bastato guardare chi lo faceva. Sappiate però che questo borgo offre attività alternative, come ad esempio la Via Ferrata, un percorso attrezzato per scalare le Dolomiti Lucane che permette di raggiungere punti altrimenti irraggiungibili dai quali è possibile ammirare tutto il paesaggio.

In paese siamo state accolte da un volontario vestito da Ranger Smith, che ci ha costretto a parcheggiare in un’area a pagamento poco distante dal centro, poiché quelle libere sono riservate ai residenti.

Vista da Piazza Caizzo.

Vista da Piazza Caizzo.

Il cuore del borgo è Piazza Caizzo una terrazza affacciata sulla valle, che offre una vista davvero suggestiva. Dopo aver preso fiato abbiamo iniziato a percorrere la strada che attraversa tutto il paese e che porta fin sotto la montagna, da dove un tempo era possibile sorvegliare la sottostante vallata del fiume Basento. Nel corso della passeggiata ci siamo imbattute in una realtà quasi magica: casette in pietre inserite nella roccia, legna tagliata e ben riposta, balconi pieni di fiori. Se avessi incontrato un elfo non ne sarei rimasta sorpresa.

Posto magico.

Posto magico.

Vi ho già detto che la Basilicata è una terra piena di rituali magici, ma a Castelmezzano un tempo c’era addirittura il maciaro più famoso della regione. Giuseppe Calvello, detto Ferramosca, era considerato da alcuni amico della povera gente, da altri un truffatore e donnaiolo. Viveva in un casolare isolato dove esercitava la sua arte di mago: faceva e scioglieva fatture d’amore, curava i malati con formule e rituali magici. All’epoca, nei piccoli paesi il medico non sempre c’era e il maciaro era l’unica figura che godeva di una certa credibilità tra le persone, offrendo un pronto soccorso e una protezione psicologica a chi ne avesse bisogno. Per la sua fama anche lui fu oggetto di studi della già citata spedizione di Ernesto De Martino.

Stanche della scarpinata sotto il sole cocente, abbiamo deciso di tornare a valle per riprenderci, ma soprattutto per pranzare.

Nessuna ricerca dell’ultimo minuto, la mia guida conosceva già un posto suggestivo con vista sulle Dolomiti, dove poter gustare il meglio della Basilicata, Peperusko,

Questo locale ha una storia molto antica, un tempo era il granaio del paese, poi una famiglia decise di acquistarlo e convertirlo in una cantina privata. Le caratteristiche della struttura sono rimaste intatte anche perché considerato bene di interesse pubblico e sottoposto ai vincoli della Soprintendenza. Suggerimento: cercate di accaparrarvi il tavolo vicino alla finestra, la vista è da togliere il fiato.

Ad accoglierci, nel vero e proprio senso della parola, c’era Daniele, che ci ha raccontato della cura con cui seleziona i prodotti presenti nel menù, tutti assolutamente locali e a km 0.

La nostra scelta è caduta senza esitazione sulle bruschette con caciocavallo fuso e peperoni cruschi e un tagliere con sottoli, affettati di ogni sorta, formaggi freschi e stagionati.

Solo al pensiero mi viene l’acquolina in bocca, anche se ho appena fatto colazione!

Le bontà di Peperusko.

Le bontà di Peperusko.

Il mio tempo in Basilicata è scaduto, ma vado via sapendo che presto ci tornerò per scoprire altri posti suggestivi e magici di questa terra troppo poco apprezzata. Ovviamente non potrò fare a meno della mia preziosa guida.

Scopri i luoghi da esplorare in Basilicata:

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