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La Bottega delle Donne Tessitrici, una storia di imprenditorialità femminile

Quando l'artigianato diventa strumento di integrazione, emancipazione e riscatto sociale.

Questo pezzo nasce da una passeggiata per il centro storico della mia città, Amelia, quando mi sono soffermata a guardare la porticina di una bottega e a pensare al mondo – o meglio ai “mondi” – che ci sono lì dietro. Ho iniziato a perdermi tra i massimi sistemi, come mio solito, riflettendo in un primo momento a quanto sia importante riscoprire i mestieri di un tempo e i luoghi che li hanno ospitati, ma la cosa che più mi ha affascinato è stato pensare a quanto l’artigianato, che noi amiamo tanto, ma che viviamo maggiormente sotto un’ottica “commerciale”, sia stata la chiave di volta per un progetto che alla base vede l’integrazione.

Dietro a quella porta ci sono loro.

Dietro a quella porta ci sono loro.

Dopo questo groviglio di pensieri, eccomi qua a scrivere de Le Donne Tessitrici, un progetto nato nel gennaio 2013 e che ha dato asilo e l’opportunità a un gruppo di donne migranti di integrarsi, conoscere e trovare il loro posto nel mondo grazie all’acquisizione di una professione: la tessitura. Dietro a tutto ciò ovviamente ci sono persone, donne toste come Rosa, Caterina, Mascia, Teresa e tante volontarie, che con tenacia hanno dato concretezza a un loro sogno, ossia quello di creare una bottega interculturale, un luogo di aggregazione, integrazione e perché no, riscatto sociale, per tante donne straniere e/o italiane che si trovano in condizioni di svantaggio ed emarginazione culturale, sociale ed economica. Oggi questo posto c’è e si chiama La Bottega delle Donne Tessitrici, basta varcare quella porta di cui vi parlavo poco fa, troverete un piccolo luogo simbolo del multiculturalismo, dove si lavora, insieme, al di là dei pregiudizi e della diversità.

Laddove la lingua è sicuramente lo scoglio più grande, queste donne, attraverso l’artigianato e la manualità, hanno trovato il loro modo di esprimersi e di raccontare le loro storie.

Dietro a quelle collane, quelle sciarpe, quei cappelli, quel poncho, ci sono i colori e le tradizioni della Nigeria di Ester, del Marocco di Atike, del Brasile di Suely, dell’Ucraina di Miroslava.

Tutti i colori del mondo.

Tutti i colori del mondo.

Si legge poi la loro forza e la voglia di mettersi in gioco. In bottega nessuno si tira indietro e se c’è da studiare, non mancano i laboratori di formazione. In questi anni le artigiane hanno imparato ad usare il telaio, a tingere le stoffe con la tecnica del Batik e Shibori (vale la pena sapere cos’è qui), sanno di cosa si parla quando si dice filet a modano (anche in questo caso mi sono documentata, cliccate!).

Per chi volesse approcciare con questa tecnica, un assaggio...

Per chi volesse approcciare con questa tecnica, un assaggio…

Tutto ciò è stato reso possibile grazie al lavoro continuo delle volontarie, come Antonella (collegamento a Antonella creazioni) che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro abilità con lo scopo di vedere realizzato un vero e proprio progetto di imprenditorialità femminile. Sì, perché seppur in erba, la Bottega delle Donne Tessitrici può definirsi così: un’impresa sociale. Oggi queste donne sono in grado di proporre prodotti di qualità, unici ed originali. Riescono a sostenere una produzione abbondante, che permette loro di avere una bottega sempre ben fornita e di autofinanziarsi, anche grazie ai mercatini di artigianato ai quali spesso partecipano. Oggi queste donne conoscono l’italiano e questo permette loro di rapportarsi con il mondo, di confrontarsi, difendersi quando ce n’è bisogno, raccontarsi. Oggi queste donne praticano un mestiere e questo è fondamentale per la loro autostima, per la loro emancipazione e per la loro indipendenza individuale.

Sicuramente, come si legge anche nello statuto dell’associazione, è stata-è-sarà “una sfida, un’impresa non semplice, mettere insieme culture diverse e lavorare per un obiettivo comune: rendere la bottega autonoma come capacità di fornire un sostentamento economico per qualcuna delle persone impiegate […], consentendo  così a chi non ha le competenze di acquisirle. Ma lo scopo principale è proprio quello di creare una mescolanza, una contaminazione tra diversi modi di vedere ed intendere il mondo, di mischiare sentire e parlare diversi, scoprirsi una risorsa reciproca e non una minaccia”.

Diversità non è minaccia.

Diversità non è minaccia.

Seguendole nelle loro iniziative e sui social, l’obiettivo sembra ampiamente raggiunto. Queste donne lavorano insieme con armonia, passione e con il sorriso. Espongono le loro creazioni con orgoglio, consapevoli anch’esse che nel tempo sono andate migliorandosi e sono diventate padrone del loro mestiere.

Donne al lavoro.

Donne al lavoro.

Per quanto mi riguarda, da osservatrice esterna, inguaribile romantica e sognatrice, guardo alle Donne Tessitrici con ammirazione e stima. Se da un lato mi sento piccola se penso alla forza, al coraggio e allo sforzo che hanno fatto queste persone a mettersi in gioco, dall’altra penso che quello de Le Donne Tessitrici è un progetto che fa bene al cuore, fa riflettere, fa ben sperare. Insomma è tutto ciò di cui, in un mondo a volte troppo cattivo, abbiamo bisogno.

Hope.

Hope.

Evviva la creatività come espressione e affermazione di sé.

#stayspilla #stayhope

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