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La Street Art
di Alice Pasquini

Dagli studi d’arte, alle influenze Hip Hop, passando per New York, Singapore e Citivitacampomarano. Alice Pasquini racconta l’incredibile percorso che l’ha resa un’artista internazionale.

Davanti al lungo murale di via dei Sabelli di Alice Pasquini ci sono passata milioni di volte per raggiungere la piazzetta di San Lorenzo. Sempre lì, diversi anni fa, ho trascorso un’intera serata ad aiutare degli amici a girare delle scene di un cortometraggio. Probabilmente era il 2012, se non prima, l’anno del mio primo incontro con la street art di Alicè. Da lì in poi mi è capitato di incrociarla sempre più spesso nei quartieri di Roma (ve ne avevo parlato anche qui).
Non c’è bisogno di cercare la sua firma sui muri per identificare l’autrice dell’opera, il suo tratto e il suo stile sono unici.

Credit Accursio Graffeo

Chi è Alice Pasquini?

Per presentarla utilizzerò la definizione che dà di lei l’Enciclopedia Treccani:

Pasquini, Alice. – Street artist, illustratrice e scenografa italiana, nota anche con il nome d’arte Alicè (n. Roma 1980). Ha conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, completando il percorso di studi in Spagna con un Master of Arts in critica d’arte all’Università Complutense (2004) e un corso di animazione presso l’Ars Animation School di Madrid. Artista poliedrica, P. ha sperimentato nel suo percorso artistico diverse tecniche e generi, preferendo esprimersi nello spazio pubblico e affermandosi fra i protagonisti del movimento street art. In strada i suoi lavori spaziano dai piccoli stencil realizzati su arredi urbani fino ai murales di grandi dimensioni. La sua ricerca è dedicata alle donne che P. ritrae in momenti quotidiani, emozionali, in atmosfere lontane dallo stereotipo donna-oggetto. I lavori di P. sono visibili per le strade di diverse città italiane e straniere come: Marsiglia, Parigi, Amsterdam, Londra, Berlino, Oslo, Barcellona, Napoli, Roma.

La sua storia è la dimostrazione di quanto la passione e la determinazione nella vita siano la chiave per la realizzazione e a raccontarcelo è proprio lei. Nonostante i suoi mille impegni in giro per il mondo e grazie alla sua grande disponibilità sono riuscita a fare una chiacchierata con lei a colpi di messaggi vocali.

Brooklyn – New York – 2013 – Credit Jessica Stewart

L’ARTE È SEMPRE STATA UNA COSTANTE NELLA SUA VITA

A tre anni ho detto a mia mamma che sarei voluta diventare una pittrice da grande. A tredici anni, quando mi sono impuntata per andare al Liceo Artistico i miei hanno storto un pò il naso, ma ho vinto la mia prima battaglia e sono riuscita a completare l’intero percorso, dal liceo all’Accademia di Belle Arti. Nel frattempo erano gli anni ‘90 e a Roma si diffondeva la cultura Hip Hop con la quale sono venuta presto in contatto e che mi ha insegnato un’altra forma d’arte, ovvero l’utilizzo degli spray. Io sapevo e ho sempre saputo che avrei fatto arte, ma non pensavo che un giorno avrei girato tutto il mondo e dipinto su grandissime superfici non ci avrei mai creduto, per cui non era un percorso scontato. Facevo una cosa che era all’avanguardia ma senza la consapevolezza di questo.

La rappresentazione dei sentimenti e lo stile pittorico sono le caratteristiche più rilevanti delle sue opere.

Campegine – Reggio Emilia – 2017 – Credit Spazio 5

La mia arte parla delle relazioni umane, perché credo fermamente che nel mondo e soprattutto nel panorama urbano, ci sia bisogno di una comunicazione che vada al di là del cinismo tipico della pubblicità alla quale siamo abituati. Quindi l’idea di parlare di cose positive, cose che ci uniscono come i sentimenti che non variano da un lato all’altro del mondo, per me, è diventata una cosa importante. A rischio di essere banali è sicuramente una comunicazione che mostra come i sentimenti più profondi sono uguali in ogni angolo del mondo. Piuttosto che parlare delle cose che ci dividono o dire come dovrebbe andare il mondo, dovremmo ricordarci che le cose che ci uniscono sono molte di più.

Credit Accursio Graffeo

Questo è il messaggio che Alice lascia sui muri e che in migliaia condividono. Infatti oltre ad essere un’artista nota al livello internazionale, ha un grande seguito anche sui social con i suoi 85 mila follower e oltre 20 mila post condivisi con l’hashtag #alicepasquini

LA CONSAPEVOLEZZA DI DIPINGERE PER GLI ALTRI

Quando ho iniziato questo percorso io dipingevo per una necessità, per un visione dell’arte in contrasto con quello che era l’accademismo dei miei professori. L’idea di dipingere in strada era un modo per stare in contatto con le persone e per fare un’opera che fosse sulla superficie viva, quindi un muro piuttosto che una tela. Mi sono resa conto dopo, con la diffusione dei social e di internet, del fatto che le persone si legavano a queste opere, che fotografavano e condividevano. Cominciavano a scrivermi sin dall’inizio supportandomi e spingendomi ad andare avanti. Direi che sono state le persone a farmi capire che quello che stavo facendo non era solo per me stessa, ma era anche per gli altri.

In ogni sua scelta traspare la sua determinazione: Alice è una delle poche esponenti femminili ad aver lasciato il suo segno a livello internazionale e per farlo ha deciso sin da subito di essere sé stessa.

Credit Accursio Graffeo

LE DONNE E LA STREET ART

All’inizio non c’erano molte donne a fare Street Art, ancora oggi siamo molto poche. A me è successo più volte nel dipingere muri molto grandi che i passanti mi chiedessero ma l’hai fatto tu da sola? Ma ce la fai? Oppure che facessero paradossalmente i complimenti a qualsiasi maschio, fidanzato o amico che fosse nei paraggi, come se fosse stato lui a dipingerlo.
Sicuramente l’idea di firmare con il mio vero nome e quindi di far capire agli altri che era una donna a dipingere quei muri è stata per me una scelta, perchè stavo portando in strada un linguaggio diverso. La rappresentazione della donna da parte dei miei colleghi maschi, chiamati all’epoca graffittari, era molto stereotipata, quindi per me era importante portare un linguaggio che mi rappresentasse completamente, che prendesse ispirazione dalle mie tecniche pittoriche e accademiche, con uno stile che raffigurasse lo spirito femminile.
Rispetto a quando ho cominciato ci sono più ragazze che fanno questo, ma c’è anche un altro approccio verso la Street Art. Prima non c’erano i festival o i muri legali, non c’era la prospettiva di una carriera o di fama sui social network, c’era una selezione naturale della motivazione che portava le persone a dipingere per strada. Adesso è più semplice, non dico meglio o peggio, dico solo che è diverso.

Alice ha realizzato opere ovunque, potendo osservare l’approccio di gente di cultura e etnia differente nei confronti di questa forma d’arte.

Belo Horizonte – Brasile

OGNI NAZIONE SI RAPPORTA IN MODO DIVERSO AL MURALISMO

In Sud America sono assolutamente normali le persone che portano da mangiare agli artisti, sono felici quando dipingi in strada. Nei paesi europei è ormai tutto simile, è diventato mainstream rispetto a un tempo. Sicuramente dipingere in Asia, in Vietnam e in Indonesia è stata un’esperienza totalmente diversa da quello che può essere dipingere a Londra, Berlino o New York, a partire dagli spray. Quelli per i graffiti lì non esistono e quindi si usano come ai vecchi tempi gli spray da carrozzeria.

Dopo Berlino, Parigi e New York si ritrova ad essere il direttore artistico di “CVTà – Street Fest” di Civitacampomarano, un piccolo borgo del Molise destinato a scomparire. Tutto inizia con una mail inviata dalla Presidente della Pro Loco, che la invita a dipingere sui muri delle case ormai disabitate, ignorando che quello fosse il paese natale di suo nonno materno. Grazie alla partecipazione e condivisione degli abitanti e degli artisti provenienti da tutto il mondo questo centro abbandonato è diventato un museo a cielo aperto, che attira sempre più turisti.

Civitacampomarano-2015

RISOLLEVARE LE SORTI DI UN PAESE CON L’ARTE

Questa esperienza è un pò l’apoteosi del mio viaggio. Ho cominciato a dipingere sotto casa, nel mio quartiere a Roma per poi girare tutti i continenti del mondo e finire a Civitacampomarano per un’assurda coincidenza, cioè la Presidente che mi ha scritto senza sapere che mio nonno era nato, cresciuto lì ed era stato il medico del paese.  Io considero questo luogo come una grandissima opera, penso sia il simbolo di una comunità intera che resiste e che cerca con tutte le forze di evitare l’inevitabile, cioè che questo posto con le sue bellezze, la sua cultura e le sue tradizioni possa sparire nell’oblio. Quello che sta succedendo lì è un pò un’utopia che prosegue ormai da cinque anni e che ha avuto un grande e inaspettato successo. Il progetto sta riportando l’economia a girare: nuovi negozi, le case che si vendono, la possibilità di accogliere famiglie di diverse etnie, che riprendono in mano la coltivazione dei campi e la ristrutturazione delle case. La Street Art ha messo in luce gli aspetti più belli del paese, che è stato riscoperto.

CVTà Street Fest – Credit Jessica Stewart

Roma è la sua città e il legame è così forte che, nonostante gli impegni la portino sempre fuori, è qui che torna non appena ne ha la possibilità ed è qui che ha deciso di aprire il suo studio.

LE SUE OPERE SUI MURI DI ROMA

Non sono legata alle mie opere perché questa è un’arte effimera, quindi accetto che spariscano una volta che sono andata via, però vedere dei piccoli disegni che resistono per decenni è quasi incredibile, perchè sono così vulnerabili che potrebbero essere cancellati da chiunque. Invece ce ne sono tanti che stanno lì e sono difesi dai cittadini e da chi ci abita vicino e questo è molto bello, perché vuol dire che si è instaurato un dialogo con il contesto e questo è lo scopo della mia arte.

Roma 2019 – Credit Jessica Stewart

Se anche voi siete dei suoi ammiratori, sappiate che attualmente sta lavorando al suo nuovo libro, che raccoglie racconti e retroscena degli ultimi quindici anni passati a dipingere e a novembre sarà ad Amsterdam con una grande mostra.

La nostra chiacchierata si è conclusa con un consiglio di Alice rivolto a chi vorrebbe intraprendere questa strada, ma credo che si possa estendere a chiunque voglia lasciare il segno ed emergere, soprattutto in questo momento storico dove i numeri dei like e dei follower sono ormai un’ossessione.

Quello che consiglio a chiunque mi scriva per chiedere la mia opinione è di usare la testa, di essere il più responsabile possibile e trovare uno stile inconfondibile. Lo scopo non può essere, come leggo a volte, diventare famoso sui social. Ci deve essere una grande passione perchè comunque è una vita fatta di rinunce, bisogna veramente credere tanto in se stessi, anche quando nessuno ci crede, anzi forse anche di più e bisogna distinguersi dagli altri. Non so se spingerei qualcuno a fare Street Art, spingerei qualcuno a fare qualcosa che è figlia del suo tempo. Forse la Street Art, che prima si chiamava graffiti è arrivata a un suo grande giro di boa e bisognerebbe consigliare ai giovani di fare qualcosa che sia il nuovo futuro.

#stayspilla #streetart

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