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La Street Art nella periferia
Sud-Est di Roma

Dal Quadraro al Pigneto, passando per Torpignattara, alla ricerca della Street Art a Roma.

Una delle nostre missioni è farvi scoprire l’aspetto meno noto e turistico di Roma, una città che nasconde posti unici (ne abbiamo parlato qui), dove l’arte prolifera anche nei luoghi lontani dai sanpietrini e dalle mura di cinta.
Il Trullo, Tormarancia, San Basilio sono solo alcune aree periferiche, che non godono di una buona reputazione, ma in cui la Street Art ha preso il sopravvento, trasformando spazi abbandonati al degrado in musei a cielo aperto.

Di recente questa forma d’arte mi ha appassionato e incuriosito, tanto da voler condividere con voi quanto ho scoperto sull’arte urbana di alcuni quartieri a Sud-Est della Capitale: Quadraro, Torpignattara e Pigneto.

Il mio foglio è rimasto bianco per diversi giorni, mi sono persa tra le parole, proprio come tra le strade e le periferie di Roma alla ricerca di pezzi di città trasformati in opere d’arte. E allora ho capito che dovevo partire proprio da questa metafora, perché probabilmente è anche questo il senso della Street Art: non ci sono percorsi obbligati da seguire, né audioguide da ascoltare, è sufficiente perdersi nella quotidianità dei quartieri, dove c’è la vita vera, lontano dal turismo, dai monumenti e dalle vetrine del centro.

Breve ma doverosa premessa.

La Street Art è un movimento artistico in continua evoluzione, un tempo associato e confuso con il writing (graffitismo) e con gli atti vandalici di chi imbratta gli spazi comuni, oggi è considerata una vera e propria attività di valorizzazione di aree di città lasciate in preda all’incuria.
Intorno al 2000, anche grazie agli stencil di Banksy, esplode l’interesse del pubblico verso l’arte di strada, che affonda le basi teoriche nella Pop Art.
Le tele bianche cedono il posto ai muri con i loro connotati: crepe, finestre e tubi di scolo diventano parte integrante dell’opera d’arte, liberamente interpretabile e continuamente esposta agli agenti atmosferici, per questo mutabile e destinata a svanire nel tempo.

Le scarpe comode sono un must dei nostri consigli di viaggio, a queste aggiungeteci una bella giornata di sole, se primaverile ancora meglio, e un lungo pomeriggio a disposizione.

QUADRARO

Il punto di partenza del mio percorso è il Quadraro, (fermata Porta Furba della metro A) un quartiere, della lunghissima via Tuscolana, da sempre considerato ribelle, poiché fu il covo di tantissimi partigiani.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, pare infatti si dicesse: “Vuoi sfuggire ai nazisti? Rifugiati in Vaticano o vai al Quadraro”. Proprio qui nel 2010 l’artista David Diavù Vecchiato ha ideato MURo, il museo diffuso di Urban Art. Si tratta di un progetto che parte dal basso e che rispetta l’identità e la conformazione del luogo, per questa ragione gran parte delle opere sono il frutto del confronto con le idee e con le storie dei residenti. Da qui è nata anche la serie di documentari tv sulla Street Art “MURO” curata da Diavù per Sky Arte.

Il vissuto del quartiere è già nella prima opera “Buckingham Warrior” di Gary Baseman, in largo dei Quintili, un omaggio alle celebrazioni del Q44, la Primavera della Resistenza Romana, in memoria della deportazione nazista di 900 abitanti, avvenuta il 17 aprile del 1944.

Buckingham Warrior di Gary Baseman | Credit Accursio Graffeo

Subito sulla destra in via del Monte del Grano c’è Lucamaleonte con il suo “Nido di Vespe”, mentre sulla parete laterale di via dei Lentuli hanno lasciato la loro firma tanti e noti artisti come Zelda Bomba, Dilkabear & Paolo Petrangeli, Omino 71 e lo stesso Diavù.

Nido di Vespe di Lucamaleonte | Credit Accursio Graffeo

Proseguendo c’è il Tunnel del Quadraro dove Gio Pistone ha raffigurato sul suo ingresso “Il Guardiano del Tunnel”, che ci protegge e ci accompagna mentre oltrepassiamo la soglia oscura.
Una scritta sovrasta il varco: “Ai pensieri liberi dalle paure, agli amori volanti nel passaggio tra due tempi.
Sull’altro ingresso della galleria – attraversandola sarà facile trovare qualche barbone dormiente – c’è invece “Il Risucchiatore” di Mr Thoms, che ingurgita nella sua bocca oggetti urbani: da un segnale stradale di divieto a un cono dei lavori in corso, fino a un preservativo.

ll Risucchiatore di Mr Thoms

Mi lascio risucchiare anche io per poi imboccare via dei Corneli, una stradina piena di alberi in fiore, costeggiata da casette basse e colorate, dove i bambini si rincorrono in bicicletta; tutto ciò a pochi metri da una delle arterie più trafficate della Capitale. Anche questa viuzza non è stata risparmiata dall’arte: all’incrocio con via dei Pisoni, il tedesco Jim Avignon ha dipinto sul muro del bistrot Grandma una donna nuda in Stile Modigliani, distesa e ricoperta di strade, quelle che probabilmente il Quadraro deve percorrere per superare i problemi che lo affliggono.

Street Art di Jim Avignon | Credit Accursio Graffeo

A pochi metri si trova “Baby Hulk” di Ron English, esponente del pop surrealismo americano, che ha realizzato un bambino dal corpo muscoloso color verde smeraldo accompagnato da Mickey Mouse, che indossa una maschera antigas, simboli di un mondo che ci conduce verso l’isolamento e ci impone di combattere per la sopravvivenza.

Baby Hulk di Ron English

L’ultima, ma più caratteristica, strada percorsa prima di lasciare il Quadraro è via dei Quintili, costeggiata da casette colorate, alberi in fiore e arte da scovare in ogni angolo. Due rane, quelle di Veks Van Hillik, saltano ai lati di una finestra, Romolo e Remo fanno le valige e lasciano la lupa ne “Gli esodati” di Maupal, una bellissima donna orientale di Finbarr DAC è nascosta in un vicoletto.

Gli esodati di Maupal | Credit Accursio Graffeo

Senza quasi accorgermene mi ritrovo davanti al murale “It’s a new day” di Alice Pasquini, una delle poche donne attive nell’ambito della Street Art, le cui opere sono esposte sui muri, nelle gallerie e nei musei di centinaia di città in tutto il mondo. L’elogio della femminilità è la costante delle sue rappresentazioni: ritratti di donne forti e indipendenti in un’atmosfera onirica fatta di mongolfiere sospese.

It’s a new day di Alice Pasquini | Credit Accursio Graffeo

TORPIGNATTARA

L’Acquedotto Alessandrino mi avverte che sono arrivata a Torpignattara, nota per essere tra le zone più popolose e multiculturali di Roma, tant’è che un pò di anni fa su tutti i quotidiani nazionali si parlò molto della scuola Carlo Pisacane, frequentata dal 95% di alunni stranieri.

Nel parchetto di via Pietro Silva alcune donne col velo chiacchierano, mentre i loro bambini si rincorrono, dei ragazzini indiani guardano un video sullo smartphone, alle loro spalle il murale di Stefano Cucchi mi ricorda che questo era anche il suo quartiere.

Stefano Cucchi a Torpignattara | Credit Accursio Graffeo

Approfitto di una panchina per riposare un pò e raccogliere i pensieri su questi luoghi che mi hanno ospitato quando ero una giovane e spaesata studentessa, appena arrivata nella Capitale. Vivere qui vuol dire respirare odore di curry a qualunque ora, ascoltare lingue lontane, guardare colori diversi, conoscere nuovi modi di interagire, convivere con la confusione.

In questo fermento culturale non poteva non esplodere le Street Art, che è sostenuta e fortemente appoggiata da gallerie d’arte, comitati cittadini, proprietari di immobili e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Molti murales sono legati  al progetto Muri Sicuri, un’iniziativa di beneficenza grazie alla quale vengono raccolti fondi da donare ai paesi colpiti dal terremoto.
Il progetto Light Up Torpigna! promosso dall’associazione Wunderkammern, ha coinvolto artisti internazionali, come STEN & LEX, i pionieri della tecnica dello stencil in Italia, ma anche gli artisti italiani di Urban Art più noti al mondo.

Tra via Pietro Rovetti e via di Torpignattara il peruviano Carlos Atoche ha realizzato “Canzone per una sirena”, un’esplosione di colori tra le strade trafficate, ma anche una bella storia di collettività. Il murale infatti era un desiderio della proprietaria del palazzo e la sua realizzazione è stata possibile grazie alla raccolta fondi a cui hanno partecipato i cittadini, con il supporto del comitato di quartiere.

Canzone per una sirena di Carlos Atoche

Tra i palazzi di queste stradine hanno lasciato la propria firma tanti artisti, come i francesi Jef Aerosol e Atlas in via dei Serbelloni.

I binari del famoso trenino che conduce a Termini (per la precisione a Laziali) dividono via di Torpignattara da via di Acqua Bullicante, dove c’è l’opera che più rappresenta lo spirito del quartiere. Il murale a sei mani che raffigura tre volti dalle origini diverse, il cui titolo è “Melting Faces and Stories and District” di Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini è un inno all’integrazione e all’accoglienza. I tre artisti hanno realizzato questo progetto dopo aver conosciuto e vissuto a stretto contatto con alcune famiglie del posto.
Diavù è stato ospitato da una famiglia cinese, costretta a fuggire negli anni 70, in quanto in attesa della seconda figlia femmina, cosa vietata dalle legge cinese fino al 2013.
Lucamaleonte ha conosciuto una famiglia cristiana del Bangladesh, minoranza religiosa nel paese.
Nic Alessandrini, invece, ha raccontato la storia di una famiglia italiana di macellai di Palestrina, trasferitasi a Roma nella speranza di un futuro lavorativo migliore.

Melting Faces and Stories and District di Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini | Credit Ecomuseo Casilino

Ancora Diavù è l’autore dei cinque personaggi storici della cinematografia italiana, realizzati nelle nicchie che una volta ospitavano le locandine di film e spettacoli del Cinema Impero.

Melting Icons di Diavù

La scelta non è casuale, oltre che essere condivisa con gli abitanti, come lo stesso artista tiene a precisare:
Mario Monicelli guarda verso la via Casilina e quella Piazza della Marranella in cui ha girato l’ultima drammatica scena del film “Un borghese piccolo piccolo”, che vede protagonista un magistrale Alberto Sordi, invecchiato e triste nei panni di un impiegato ministeriale distrutto dall’accidentale omicidio del figlio.
Anna Magnani ha girato più film in questo quadrante di Roma, e soprattutto è a poche centinaia di metri che si svolgono i fatti di quel “Roma Città Aperta” di Rossellini che ha restituito grande dignità al Cinema Italiano dopo lo sfacelo della Seconda Guerra Mondiale e dopo due decenni di produzioni cinematografiche subordinate alla propaganda e alla censura del regime fascista.
Pier Paolo Pasolini è stato il più eccellente cantore di queste strade, ne parla a lungo nei suoi romanzi e qua a pochi metri dal Cinema Impero c’era una delle osterie da lui più frequentate. Il Pigneto, la Marranella, Torpignattara, Villa Gordiani, il Quadraro, proprio questi sono stati i set naturali dei suoi film, da Accattone a Mamma Roma.
I fratelli Sergio e Franco Citti sono nati qua e abitavano in un palazzo che si trova qua dietro al Cinema Impero. Sergio è il regista di film come “Ostia” e “Casotto”, Franco è protagonista e interprete di “Accattone” e “Mamma Roma” di Pasolini, “Todo Modo” di Petri e molti altri, ed entrambi erano cari amici di Pasolini.”

Penso siano sufficienti le sue parole per ricordarci quanta storia c’è tra queste strade, troppo spesso ignorate e denigrate.

Coffee Break di Etam Cru | Credit Giuseppe Soccio

Dopo averci girato intorno un paio di volte senza trovarlo, in via Ludovico Pavoni mi appare in tutta la sua bellezza il murale più alto della Capitale con i suoi 32 metri di altezza, “Coffee Break” realizzato da Etam Cru, una coppia di artisti polacchi. L’opera rappresenta un uomo che fuoriesce da un bidone della spazzatura con in mano una tazza di caffè bollente. Pare che gli artisti abbiano aggiunto il particolare della tazza per ringraziare gli abitanti del palazzo, che si sono offerti di preparare loro il caffè durante la realizzazione del murale.

PIGNETO

A pochi metri c’è via del Pigneto, che dà il nome all’omonimo quartiere, ultima tappa del mio percorso. L’anello ferroviario attraversa nel mezzo questa zona estesa, contenuta tra via Casilina e via Prenestina, dividendo la nota Isola Pedonale dalla più residenziale “Villini”.

Negli anni quest’area proletaria della periferia romana ha subito una notevole evoluzione, trasformandosi in un quartiere culturalmente e artisticamente vivo. Anch’essa è popolata da razze e comunità diverse, per cui è facile trovare locali dove assaggiare cucine etniche, accanto alle tradizionali trattorie romane, fino ai posti più ricercati dove ascoltare musica dal vivo.

Nonostante il suo essere trendy, il Pigneto conserva un forte carattere popolare con le sue casette basse, i cortili verdi, i vicini che pranzano insieme, ma soprattutto il suo indissolubile legame con Pier Paolo Pasolini.
La Street Art non poteva non celebrare lo scrittore e regista che tanto amò queste strade.

Via Fanfulla da Lodi, una traversa della lunga via del Pigneto, presenta un’altissima concentrazione di murales.

Mr Klevra e Maupal | Credit Giuseppe Soccio

Mr Klevra nel suo “Omaggio a Pasolini” ha dipinto una giovane Maria, interpretata dall’attrice Margherita Caruso nel celebre film Il Vangelo secondo Matteo. Tra i tetti e le antenne spunta il suo volto candido, incorniciato da un velo rosso e un’aureola bizantina. Di fronte “L’occhio è l’unico che può accorgersi della bellezza” di Maupal, ovvero l’inconfondibile occhio di Pasolini che domina sul Pigneto contemplando la bellezza di Roma.

Omino 71 ha realizzato “Io so i nomi”, ispirato all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 14 novembre del 1974: “Io so. / Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato ‘golpe’ (e che in realtà è una serie di ‘golpe’ istituitasi a sistema di protezione del potere)”. La sfida temeraria di un guerriero solitario rappresentata dal volto del regista dietro una maschera da supereroe.

Nella stessa strada ritrovo gli “Innamorati” di Alice Pasquini, opera ispirata allo scatto del fotografo Gianni Berengo Gardin, che, negli anni in cui in Italia era proibito baciarsi in pubblico, immortalò le effusioni amorose di una coppia su una panchina di Parigi.

Ma la Street Art al Pigneto non è solo omaggio a Pasolini e non si concentra solo in via Fanfulla da Lodi, basta percorrere via Braccio da Montone, via Fortebraccio e via Giovanni Brancaleone per trovarne le tracce. Dalla parte opposta di via del Pigneto, in via Luigi Filippo De Magistris, Jacopo Ceccarelli aka 2501 ha realizzato il monumentale murale che abbandona qualunque riferimento figurativo, per scegliere unicamente il piano dell’astrazione: bianco, nero e un tocco di giallo per “l’Assonometria del Cerchio”.

Succede anche che marketing e arte si mischino e che le opere abbiano una data di scadenza legata a precisi accordi.

La lupa di Zamoc

È il caso dell’opera di Zamoc, realizzata nel 2017 a pochi passi dalla fermata della metro C per il lancio della serie tv “Suburra”, basata sul romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. La Lupa, prosciugata dall’avidità di Stato, Chiesa e Criminalità, anziché da Romolo e Remo, era diventata un simbolo del quartiere, cancellato qualche mese fa prima dalla vernice e poi dai cartelloni pubblicitari.

Nonostante l’alto contenuto artistico e a tratti poetico dell’argomento, non posso sottrarmi alla “spilliana” abitudine di suggerire una tappa gastronomica. Restando in tema pasoliniano, la pausa al Bar Necci è doverosa, oltre a essere stato un luogo frequentato dal regista, fu tra i set cinematografici dell’Accattone. Le sale interne e il romantico giardino sono pronte ad accogliervi in qualunque momento della giornata, dalla colazione, al pranzo all’aperitivo, ma mi raccomando non rinunciate ai dolci.

Il mio viaggio tra la Street Art del Sud-Est di Roma termina qui, ma voi seguite il mio consiglio: perdetevi alla ricerca dell’arte nascosta negli angoli delle periferie, tra i panni stesi e l’odore delle spezie, senza mappe a cui fare riferimento e percorsi da seguire.

p.s. mi raccomando, però, in alcune borgate occhi aperti. Come si dice a Roma “tranquillo ha fatto una brutta fine”…

#stayspilla #stayurban

Scopri tutti i luoghi della street art dell’articolo:

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