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Milano come non l’avete mai conosciuta

Piccolo viaggio tra monumenti e realtà storiche più significative della città. @Miguel Fabre via flickr.

Chi mi conosce lo sa. 

Per me Milan l’è sempre un gran bel Milan.

Quando posso fuggo da Roma per andare a passare un po’ di tempo nella capitale della moda, dell’ordine e dell’unico grigiume che mi piace.

Nelle care “toccate e fuga” finora ho solo avuto il piacere di godere di quello che tutti conoscono e che sicuramente una volta nella vita hanno visto. Sto parlando del Castello Sforzesco, del Teatro alla Scala, della Galleria Vittorio Emanuele II e dell’imponente Duomo.

Ricordo ancora quando da bambina i miei zii mi portavano a dar da mangiare ai piccioni, una magia che solo una patita di Mary Poppins come me poteva apprezzare (in generale io ooooodio questi volatili).

Che dire poi del quadrilatero della moda? Un sogno per tutte le fashion victim!

Nel mio ultimo weekend milanese ho deciso di visitare quello che non conoscevo di questa città e che solo uno studio attento, accompagnato da un’ottima guida locale, poteva farmi scoprire. Una Milano ricca di storia oltre che di nuove prospettive architettoniche (pensate al famoso Bosco verticale) e di nuove tendenze e nuove mode.

Proprio per questo motivo vorrei condividere con voi la mia esperienza.

Se state programmando un viaggio in questa città munitevi di scarpe comode (il vostro contapassi entrerà in tilt), di macchina fotografica e di tanta memoria per ricordarvi quanto vi andrò a raccontare.

Piccola premessa: ho deciso di girare la città a piedi e nel mio unico giorno a disposizione, ma se siete pigri potete affidarvi alle potenti 5 linee metro che il Comune mette a disposizione. Non sarà la stessa cosa, ma arriverete ovunque in men che non si dica.

San Satiro.

San Satiro.

So che di istinto la prima cosa che vorreste fare è andare a visitare il Duomo, il vero simbolo del capoluogo lombardo. Dovete sapere, però, che c’è qualcosa di più piccolo, ma altrettanto affascinante da vedere lì vicino: si tratta della Chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Pochi la conoscono per via della sua posizione nascosta (nonostante si trovi in via Torino, a pochi passi dal Duomo). È dedicata a San Satiro, fratello di Sant’Ambrogio, ed è in realtà uno dei luoghi più caratteristici della città. Varcata la soglia l’abside regolare, ideato da Donato Bramante, dà l’idea di un’ampiezza che, in realtà, risulterà un inganno prospettico. Man mano che ci si avvicina all’altare, ci si accorge che dietro di esso non si passa: una vera e propria illusione ottica ideata da Bramante con soli 97 cm di profondità. Sembrerebbe inoltre che nel lontano 1242 sia avvenuto un miracolo: dal dipinto della “Madonna con Bambino”, a seguito di una coltellata, sgorgò sangue… no, non è Napoli e no, non è il miracolo di San Gennaro!

Poco distante da lì, in una traversa di via Cordusio, si trova Piazza dei Mercanti.

Tutti la ricorderanno nella scena di “Chiedimi se sono felice” in cui durante una partita di basket tra Aldo, Giovanni e Giacomo a rimetterci la pelle è stata proprio la statua posizionata al centro. La verità è che questa piazza, esistente da prima dell’edificazione del Duomo, rappresentava, in epoca medievale, il centro della città in cui si svolgeva il fulcro della vita cittadina. Se siete con amici vi divertirete a giocare con l’eco della Loggia: basta mettersi accanto alle due colonne della Loggia dei Mercanti, posizionate obliquamente, e parlare vicino ai fori presenti sulle stesse. Scoprirete che entrambi potrete sentire ogni parola. Questo che però per noi oggi può essere un passatempo, è risultato prezioso, in passato, per i commercianti che volevano scambiarsi informazioni segrete.

Piazza Mercanti.

Piazza Mercanti.

Avete messo le scarpe comode, vero?

Dirigetevi verso Piazza Santo Stefano, 600 metri circa più a sud del Duomo: troverete due importanti realtà.

La prima è la Basilica di Santo Stefano Maggiore, risalente al V secolo. Detta anche in brolo, fu costruita su un antico terreno a orti di proprietà degli arcivescovi di Milano. Gioiello della basilica è la Cappella Trivulzio, un piccolo ambiente quadrato con colonne corinzie, isolate negli angoli, e volta a vela. La cosa più curiosa è che proprio lì, il 30 settembre 1571, fu battezzato Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Ora uscite e dirigetevi nella chiesa adiacente conosciuta come San Bernardino alle ossa o San Bernardino ai morti. Anche questa è di origini medievali e si trova negli spazi dove una volta risiedeva l’antica area cimiteriale del brolo. Entrate e dirigetevi subito nella Cappella Ossario, un ambiente quadrato coperto da una volta affrescata in cui ogni dettaglio architettonico è rivestito da ossa umane. Dovete sapere che nel 1728 il re del Portogallo Giovanni V, in una sua visita della città, ne rimase così colpito che decise di farne erigere una identica nei pressi di Lisbona (la Capela dos Ossos).

San Bernardino alle ossa.

San Bernardino alle ossa.

Mi raccomando, evitate di andarci il 2 novembre perché si narra che proprio nel giorno dei morti, una bambina, i cui resti si trovano presso l’altare dell’ossario, torna a vivere trascinando gli altri scheletri in una danza macabra.

Colonna infame.

Colonna infame.

Fate qualche passo indietro e dirigetevi ora al Castello Sforzesco. Rocca difensiva, residenza, caserma militare, sede di musei e istituzioni culturali. Molti però non sanno che al suo interno si trova un pezzo storico molto importante. Si tratta della Colonna Infame. Manzoni la cita nel passo dedicato a Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, cittadini milanesi condannati dalla giustizia del tempo a una lenta tortura. Dopo la loro morte, per cancellarne definitivamente la presenza, la casa di uno dei due fu abbattuta e messa al rogo. Al suo posto venne eretta una colonna con una lastra di marmo che riportava un monito che serviva come insegnamento per tutti i milanesi.
Lo so, siete lì, state cercando la colonna ma non la trovate. E so anche dirvi il perché: oggi tutto ciò che resta è esclusivamente la lastra posizionata sotto uno dei portici.

Il vostro stomaco grida aiuto?

Il vostro stomaco grida aiuto?

Dopo tutto questo camminare sentite che il vostro stomaco grida aiuto?

Ci penso io a correre in vostro soccorso. Vi consiglio un panzerotto super succulento da Luini. Non è un tipico pasto milanese, ma è un forno aperto dalla famiglia pugliese dal 1949 e questo panzerotto trapiantato a Milano negli anni è diventato un’istituzione. Ok cotoletta alla milanese, ok risotto, ma il panzerotto Luini non può non essere mangiato! Vale la pena di fare una piccolissima fila prima per accaparrarsene uno.

Luini.

Luini.

Vi confesso che io un dolcino da Iginio Massari l’ho mangiato in aggiunta al panzerotto. Impossibile resistere a dei dolci così! Si trova solo a 500 metri da Luini e sempre nei pressi del Duomo. Le vetrine minimaliste, il laboratorio a vista, il bancone in marmo color champagne vi faranno venire l’acquolina in bocca ancor prima di entrare. Sulla qualità dei dolci, poi, non c’è da discutere: una vera e propria esperienza sensoriale.

Il viaggio nella Milano storica è proseguito nel quadrilatero delimitato da via S. Gregorio, Via Lazzaretto, Viale Vittorio Veneto e Corso Buenos Aires. All’epoca della peste di Milano del 1630, raccontata da Manzoni, questa era la zona di isolamento per gli appestati: 288 celle, ognuna dotata di camino e servizi. Successivamente si è trasformata in un luogo pieno di botteghe definitivamente abbattute nel corso dell’Ottocento. Camminando in via San Gregorio potrete visitare l’ultima piccola porzione del Lazzaretto.

È interessante sapere che l’allora arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, per permettere agli ammalati di seguire le funzioni religiose dalle loro cellette, fece costruire un’edicola al centro dell’area (nota come San Carlo al Lazzaretto).

San Carlo Lazzaretto.

San Carlo Lazzaretto.

Non mollate proprio ora, manca ancora un ultimo luogo distante circa un chilometro da qui. Vale la pena andare a visitare Palazzo Castiglioni il più importante esempio di liberty milanese caratterizzato da uno stile originale e bizzarro. In origine l’ingresso presentava due figure femminili seminude scolpite da Ernesto Bazzaro, noto scultore milanese. Furono proprio queste figure a suscitare scalpore e critiche da parte dell’opinione pubblica, tanto da costringere lo stesso artista a sostituirle con decorazioni floreali. Le statue dello scandalo, denominate Ca’ di ciapp, sono ora collocate all’interno di una villa.

Non molto distante dal Palazzo (giuro, non sono più di 700 metri) c’è Casa Galimberti, altro esempio di liberty milanese, che presenta una facciata esterna ricoperta di piastrelle figurate in ceramica, ferri battuti e motivi floreali in cemento, tutti disegnati da uno dei più importanti architetti italiani di questo stile: Giovanni Battista Bossi.

Dopo questa giornata intensa vi concedo un momento di relax in albergo. Riposatevi e preparatevi perchè la serata deve necessariamente concludersi in una delle zone più belle della movida milanese. Avete già capito di cosa sto parlando: i Navigli. Il quartiere è molto frequentato dai milanesi, oltre che da turisti, sia per l’atmosfera, che per le botteghe di artigiani e gallerie d’arte presenti. Ma i Navigli sono anche un concentrato di ristoranti, bar e pub dove stare con gli amici per un tipico aperitivo milanese o per una cena.

Navigli.

Navigli.

Avrete l’imbarazzo della scelta, sappiatelo.

Io ho scelto Fabbrica, un ampio ristorante stile industrial che, nella varietà del menù, propone pizze tipiche di ogni regione d’Italia.

Credo di avervi detto tutto.

Ah no! Non andate via senza prima prendervi un caffè nel primo Starbucks in Italia. Si trova in un palazzo d’epoca di Piazza Cordusio, vecchia sede delle Poste, e a pochi metri dal Duomo: un vero e proprio tempio del caffè.

Starbucks.

Starbucks.

Se avete ancora altro tempo a disposizione vi consiglio, in zona Porta Venezia, Villa Invernizzi, in stile Art Nouveau. All’interno del giardino vivono (dal 1970) graziosi fenicotteri dalle piume rosa che si sono perfettamente adattati al clima milanese. Vi anticipo che l’interno non è visitabile, ma attraverso le inferriate potrete gustarvi lo spettacolo di questi particolarissimi animali.

Calcolate anche di arrivare prima in Stazione Centrale per dedicare del tempo al Binario 21. Qui partirono i treni diretti ad Auschwitz e ad altri campi di concentramento. Oggi è diventato il memoriale dedicato alla Shoah di Milano.

Ora potete dirigervi al vostro treno e ritornare alle vostre vite.

Sono sicura che vi porterete a casa un’altra faccia di Milano che vi rimarrà nel cuore, proprio come è successo a me.

Milano nel cuore!

Milano nel cuore!

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